Nella “Russia” di Silvio
Un’asperità tale, nell’Italia repubblicana, non si era ancora vista; mai come ora l’infrangibilità dell’articolo 21 della nostra Costituzione ha vacillato così vistosamente.
Ci sono stati tanti episodi, in questi ultimi mesi, che hanno trovato nell’informazione il loro unico minimo comune multiplo. Non che la situazione precedente brillasse di luce immacolata, sia chiaro; ma a partire dalla questione-veline, dalle dichiarazioni di Veronica Lario e dalle conseguenti cronache di cui ormai siamo a conoscenza, stampa e televisioni sono finite in un vortice di stampo politico senza precedenti.
Berlusconi e l'informazione
Per la prima volta dopo tanti anni si è notata una seppur flebile linea di demarcazione tra una certa corrente di pensiero e una certa altra. Si è notato, da parte di una determinata classe giornalistica, un ritorno di consapevolezza del proprio ruolo, del proprio mestiere: non più, o non solo, improntato alla polemica quotidiana, al pettegolezzo di Palazzo, alla sterilità di contenuti; non più, o non solo, alimentato dall’antipatia politica o personale nei confronti dell’uno o dell’altro personaggio. Tale stampa ha ritrovato la sua essenza, la sua ragione d’essere, in un elemento fondamentale di ogni democrazia
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Articolo originale: Nella “Russia” di Silvio


